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Esistono patologie a cui l’uomo dovrebbe porre particolare attenzione, specie in età matura. Una di queste è l’ipertrofia prostatica benigna. Si stima che dopo i 50 anni d’età oltre 6 milioni di italiani ne siano affetti, in maniera più o meno severa. Circa l’80% di coloro che ne soffrono hanno un’età compresa tra i 70 e gli 80 anni, ma non sono infrequenti i casi di quarantacinquenni che già iniziano a manifestarne una seppur
lieve sintomatologia. Urgenza di urinare più volte durante la notte (nicturia), debole flusso di urina, svuotamento incompleto della vescica e aumentata frequenza minzionale anche durante il giorno sono i disturbi più frequenti. In genere gli uomini tendono a sottostimare questa patologia, attribuendo i fastidi urinari all’inevitabile passare del tempo. Tardano, pertanto, nel rivolgersi al medico e spesso ricorrono al fai da te. Tale comportamento, tuttavia, è fortemente sconsigliato, poiché può condurre a diagnosi tardive o a complicazioni. Anche un’infezione delle vie urinarie può manifestare una sintomatologia simile all’ipertrofia prostatica benigna e, se trascurata, può condurre fino a danni renali. È sempre buona regola quindi, in presenza di una sintomatologia urinaria che non tende a risolversi spontaneamente e in breve tempo, rivolgersi al medico e a sottoporsi a indagini mirate.

UNA DIAGNOSI PRECOCE

Le cause dell’ipertrofia prostatica benigna non sono ancora del tutto note, ma si ipotizza una relazione con la variazione dell’assetto ormonale che si instaura con l’avanzare dell’età. I sintomi di tipo ostruttivo e irritativo possono influire significativamente sulla qualità della vita del paziente ed è, per tale motivo che, pur non rappresentando un rischio per la vita, deve essere sempre affrontata con una cura adeguata.
Se non opportunamente trattata può inoltre evolvere, causando complicazioni come lo sviluppo di calcoli vescicali, incontinenza e infezioni croniche ai reni e alla vescica. Prima di un qualsiasi intervento farmacologico, si rende necessaria una visita specialistica che contempla generalmente un’esplorazione rettale, volta a rilevare se la prostata è indurita, dolorante e se sono presenti dilatazioni degli ureteri e
delle cavità renali. A questo esame l’urologo può aggiungere un’ecografia dell’addome, per valutare le condizioni della vescica e della prostata, una uroflussometria, per rilevare il volume e la velocità del getto urinario, e la quantificazione ematica del Psa o antigene prostatico specifico, una sostanza prodotta dalla prostata la cui concentrazione aumenta con il crescere del volume della ghiandola. Per escludere infezioni urinarie si effettua, infine, un esame delle urine, che ha lo scopo di valutare la presenza o meno di globuli bianchi e sangue. I principali punti di attacco farmacologici consistono nell’utilizzo di medicinali prescritti dal medico che, inibendo la trasformazione del testosterone nella sua forma attiva, sono in grado di ridurre il volume della ghiandola e di migliorare il flusso urinario e la sintomatologia ostruttiva. Per contenere la sintomatologia irritativa si può invece intervenire sulla pressione vescicale, rilassando i muscoli dell’uretra, del collo vescicale e della prostata stessa. Entrambe le classi di farmaci comportano tuttavia alcuni effetti collaterali che devono essere valutati attentamente insieme all’urologo.

UN AIUTO DALLA NATURA

In farmacia, oltre ai medicinali sopracitati, che richiedono l’obbligo di prescrizione medica, sono disponibili integratori alimentari, indicati come coadiuvanti della terapia. Essi contengono principalmente estratti vegetali che svolgono la funzione di contrastare l’urgenza minzionale, la frequenza urinaria notturna (nicturia) e il rischio di infezioni urinarie. L’ingrediente più comune è la serenoa (Serenoa repens
Small.) o palma nana, una pianta di origine americana di cui si utilizzano i frutti. Gli effetti della serenoa consistono in una riduzione dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna, quali stimolo frequente della minzione ed emissione di urina dolorosa e intermittente, grazie al loro effetto antinfiammatorio e spasmolitico, che genera il rilassamento della muscolatura liscia della prostata e dell’uretra. Un’altra pianta spesso impiegata in associazione alla serenoa, per un utile effetto sinergico, è l’ortica (Urtica dioica) di cui si utilizza in fitoterapia la radice. Gli estratti di questo rimedio naturale svolgono prevalentemente un’azione antinfiammatoria. Infine, per scongiurare disturbi urinari di tipo infettivo non è infrequente trovare nei preparati per l’ipertrofia prostatica, l’uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi), un piccolo arbusto sempreverde di cui si utilizzano le foglie. Grazie alla sua azione antisettica, l’impiego di questa pianta officinale è prevalentemente preventivo delle infezioni urinarie. Queste ultime possono, infatti, insorgere a causa del ristagno di urina, dovuto a un incompleto svuotamento della vescica.

CHE COS’È LA PROSTATA?

Dalla forma simile a una castagna di 3-4 centimetri e il peso di circa 20 grammi, la prostata è una ghiandola composta da tessuto ghiandolare, che secerne liquido seminale, e da tessuto fibro-muscolare. Essa è posizionata sotto la vescica e circonda l’uretra. Quest’ultima
permette all’urina e al liquido seminale di fuoriuscire, attraversando il pene. La funzione principale della prostata consiste nel produrre parte del liquido spermatico che, durante l’eiaculazione, con la contrazione della sua porzione muscolare trasporta nell’uretra gli spermatozoi, generati dai testicoli. L’attività della prostata è regolata dagli stimoli ormonali e in particolare dagli ormoni androgeni. La ghiandola, pertanto, rimane quiescente fino alla pubertà per poi iniziare a svilupparsi rapidamente con l’inizio dell’attività endocrina testicolare. Le dimensioni, il volume e la struttura della prostata tendono a variare con l’età e, intorno ai 45 anni, le cellule prostatiche in prossimità dell’uretra iniziano ad aumentare di numero, determinando l’ipertrofia prostatica benigna, ossia un aumento di volume della ghiandola. Quest’ultima, a causa del suo ingrossamento, comprime l’uretra, inducendo difficoltà nell’urinare.